PERCHE RADIODRAMMI all'intemo di un festival video? Perché consideriamo l'ascolto come una esperienza visiva parallela: rumori e parole possono scatenare dentro di noi immagini interne, veri "film acustici" che restano immateriali, invisibili al di fuori del nostro corpo... "I suoni sono immagini inesplose" come ha brillantemente osservato qualcuno... Ed il radiodramma rappresenta una preziosa esperienza di de-privazione sensoriale, che può consentirci di tornare in possesso di una vista ormai" cieca il radiodramma italiano è morto? Ce lo siamo chiesto più volte mentre lavoravamo a questo progetto... E' certamente vero che i ricordi più intensi sono quelli più lontani ed indistinti: i lavori radiofonici che ascoltavamo da piccoli (o sentivamo diffusi nelle nostre case) più che i radiodrammi moderni. Passati gli anni '70 il radiodramma sembra infatti diventato dominio delle avanguardie, soprattutto musicali ed è quasi esclusivamente la presenza della trasmissione Audiobox (ideata da Pinotto Fava, uno dei tre membri della nostra giuria) in onda sul terzo canale della radio nazionale italiana, ad avere costituito uno stimo10 diretto e costante alla produzione di lavori contemporanei. Adesso Audiobox è stato cancellato dai palinsesti della radio italiana e possiamo definire effettivamente "morto" il Radiodramma, prima di ricominciare... Le regole innanzitutto: a) Abbiamo stabilito durate "brevi" (dai 3 ai 10/15 minuti) per favorire in un certo senso un nuovo genere: opere prime e la partecipazione di artisti visivi in genere. b) Le modalità di ascolto, nell'oscurità sono collettive, simili a quelle cinematografiche. c) La materializzazione di uno spazio radiofonico: i radiodrammi vengono mandati in onda per mezzo di un trasmettitore FM e catturati da 12 radio dislocate nell'ambiente. 14 sono i radiodrammi in concorso per questo primo anno, abbastanza per effettuare valutazioni esclusive sul concetto di "Radiodramma" o meglio sull'approccio al radiodramma da parte delle singole categorie di autori: ancora prima che la giuria si riunisca posso operare una prima classificazione: Abbiamo da un lato crudi esempi di "teatro sonoro", nei quali scopriamo di ascoltare la recitazione degli attori prima che il testo stesso, mentre risulta quasi assente una interazione con musiche e suono... Nell'angolo opposto, al contrario, lavori che tendono decisamente alla composizione musicale: il testo è stavolta uno scheletro sonoro che lavora in tal senso assieme a musiche ed effetti sonori... Nelle posizioni intermedie i radiodrammi più stimolanti, che tra l'altro si basano su un tipo di scrittura finalmente non-poetica, su effettivi "Racconti" e vera azione drammaturgica... Oltre li ore e 30 minuti di ascolto sono suddivise in tre differenti programmi: i - radiodrammi in concorso 2- radiodrammi fuori concorso 3 - Una selezione dei radiodrammi prodotti da RAI - Audiobox U prossimo anno, la quarta edizione de "L'immagine leggera" accoglierà anche radiodrammi stranieri, in lingue diverse dall'italiano. Alessandro AielIo "Radioplays or "Iight-weighted images"? WHY RADIOPLAY5 in a video testivai? Because i we consider listening as a parallei visual experience: sounds and words may rouse in ourselves inner images, proper "sound tilms" which remain immatenai, invisible out of our body... "Sounds are unexploded images" as someone brilliantly said... The radioplay represents a precious experience of sensoriai de-privation, which allows us to regain possession of a now ublind i sight. Is the Italian radioplay dead? We have been asking it many times while we were working at this project... lt 5 very true that the more intense memories are those very tar away and vague: the radio programmes we listened to when we were young (or just echoed in our homes) rather than the modem radioplays. 'After the 70$ the radioplay seems to be i dominion ot the avant-gardes, mainly musicai, and it is almost exclusively the presence of the programme Audibox (created by Pinotto Fava, one ot the three members ot our jury) broadcast by the third channei ot the Italian nationai radio, to represent a direct and constant stimulus tor the production of contemporary works. Now Audiobox has been cancelled by the Italian radio programme schedules and we i can say that the radioplay 5 effectively dead, betore beginning once again. The rules tirst ot all: We have established "shorf' length (from 3 up to 10/15 minutes) to favourite, in a sense, a new genre: new works and the participation ot visual artists in generai. Listening methods are, in the darkness, col'leotive similar to those ot the cinema. The materialization ot a radio space: radioi plays are broadcast through a FM transmitter and caught by 12 radios places around in the environment. For this years the radioplays in competition are 14, enough to make exclusive evaluations on the concept of "Radiopla~, or better on the approach to the radioplay from each category of authors: even before the jury 'meets I can make a first classitication. On the one hand, we have crude exampìes ot "sound theatre", in which we tend to listen to the recitation of the actors rather than to the text itselt, and the interaction with music and sound 5 almost absent... In the opposite corner, on the contrary, we find works which definiteìy tend to music composiUon: sometimes the texts is a sonorous trame which works, in this sense, along 'with music and sound eftects... In the intermediate positions there are the more stimulatìng radioplays, which are based on a type ot not-poetical writing, at Iast, on effective "Stories" and real dramatic actions... More than li hours and 30 minutes of listening are divided in three different program'mes: radiopìays in competition i radioplay not tor competition A selection of the radioplays produced by RAI - Audiobox Next year, the tourth edition of L'immagine leggera wilI also accept foreign radiopìays, in other Ianguages than Italian. I i'iIIioili'nmmi solezionnli pii' il COOCOP3O Gianni Actis Barone Satori Drama 10:00 (CD), 1998 Interpreti: Gianni Actis Barone, Manuela Corti Testo: Gianni Actis Barone Produzione e Postproduzione: Manuela Corti Giovanni Coda Ombre 9:35 (CD), 1998 Interpreti: Mario faticoni, Timo Petilli Testo: Giovanni Coda Produzione: Giovanni Coda Metaxu Il Vigilambulo 10:14 (CD>, 1998 Voce recitante: Gaetano Lizzio Testo: Metaxu Oggetti elettroacustici e campionamenti: Maurizio Martusciello Dischi, CD, campionamenti e nastri: Filippo Paolini Produzione: Metaxu Ginestra Calzolar Giorno per giorno una settimana 7:59 (CD), 1997 Interpreti: Ginestra Calzolari e Carmen Esposito Testo: Ginestra Calzolari Produzione: Ginestra Calzolari e Carmen Esposito Luigi Ceccarelli Aracne 10:00 (CD), 1998 Voci recitanti: Giovanna Mori, Mirella Mazzeranghi Violoncello: Cecilia Berioli Registrazione, programmazione, editing, mixaggio: Luigi Ceccarelli Testo: Guido Barbieri Piero Mottola Percorso emozionale V?ù~o-Lontano 2:00 (CD), 1998 Alessandro Bosetti e Antonello Cassinotti Luky 5:36 (CD), 1998 Voce recitante: Antonello Cassinotti Sax soprano: Alessandro Bosetti Nicola Lazzoni Enigma del tempo 15:39 (DAT), 1998 Stefano Zorzanello Attività dell'urbano 13:50 (DAT), 1998 Voce recitante: Roberto Mantovani Testo: Cesare Mazzonis Musiche: Stefano Zorzanello Segnale Mosso Con occhi sempre puri 14:20 (DAT), 1998 Interpreti: Marzia Andronico, Massimo Corsaro Marcello Sambati Lucerte 5:25 (DAT), 1998 Interpreti: Marcello Sambati Elena Cantarone, Federica Manzitti, Rosa Masciopinto Endo~ne n.3: Metafore 6:39 (DAT),1998 Interpreti: Elena Cantarone, Federica Manzitti, Rosa Masciopinto Enrico Frattaroli Violinosecondo 8:08 (DAT), 1998 Voci recitanti: Enrico Frattaroli, Claudia Frisone, Galliano Mariani, Mirella Mazzeranghì, Evelina Meghnagi Presa del suono: Simone Ciammarughi Editing, campionamenti audio e midi: Enrico Venturini I Massimo Toniutti Molto Corto (quello che è morto) 6:30 (DAT), 1998 Pinotto Fava VOP:o llnn loopin l'cilE pI'I33Ì. Auiliohox: IPucco l'i llfl Pci'C0P30 conti'il~iP:o "...UN UOMO CHE CAMMINAVA per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. Uuomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Mferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola, Com'era dolce!" (Storia Zen) Le recenti, analisi e indagini di mercato nate intorno all'offerta e al consumo di radiofonia negli e degli anni '90 portano ad una sola conclusione: la radio -privata e pubblica- "deve selezionare un pubblico e rivolgersi ad esso con una comunicazione che sia senza incertezze mirata. La radio è un mezzo a target e ogni compromesso rispetto a questo assunto di base vale come un errore di comunicazione e porta fuori dal mercato". Trasformando la conclusione in premessa il nuovo direttore generale della RAI va oltre ed afferma con imprenditoriale sicurezza che "la radio è il vero business del futuro" Non è mia intenzione mettere in discussione il realismo, la lungimiranza o le qualità profetiche degli apostoli di questa dottrina; e ancor meno aprire un confronto sulla radio generalista o tematica. Me lo impediscono non tanto il tema di questo intervento per L'immagine leggera quanto il tempo, lo spazio, la voglia soprattutto. Più semplicemente questo avvio permette di aprire un breve discorso su Audiobox lo spazio radiofonico di ricerca da me creato tanti anni fa-, a partire dalla coda, e cioè dal suo destino attuale o dalla sua sorte imminente. Quando voi leggerete questo contributo, infatti, Audiobox potrebbe non esserci più. Non sarebbe la fine del mond6, tutti sopravviveremo, perché, come dice l'Ecclesiaste, c e un tempo della ricerca e un tempo dell'abbandono" Comunque, si mette male. Jnfatti una radio tematica -pubblica o privata- non dedicherebbe mai una rete o una fetta di qualche rilievo di un palinsesto alla produzione e diffusione di un programma "sperimentale" o comunque di libera ricerca che, inesorabilmente, "porta fuori dal ~ che per definizione è libero, "perché libera là mente". D'altra parte una radio relativamente generalista (e temo che una radio pubblica sia costretta ad esserlo, a meno che non disponga di molti canali, Internet a parte), tollera sempre meno, anche nella rete per definizione "culturale" un programma non inseribile nei codici noti e nei generi codificati, non riconducibile alla serialità, non associabile agli standard dei formati, dei tempi, dei ritmi, delle sonorità; una zona franca e forse ingovernabile anche per la ricerca e la scelta degli autori e compagni di strada, lontana degli ambienti che contano, dalla cultura dello scambio di favori, dalla fuga dai rischi, dalla glorificazione dell'esistente. Anche perché continua a pesare e a far paura la parola sperimentazione, che pure è sempre, e non da noi soltanto, messa in discussione 5ul piano estetico, mediale, filosofico. Con la morte di Moro nel '78 e l'invito reiterato a "non farsi megafono delle BR" cambia il clima di libertà-liberazione che aveva connotato gli anni avventurosi detti anche di piombo e che aveva già dovuto fare i conti con l'altro invito a non incoraggiare gli "opposti estremismi". La "gente" non è più protagonista, crescono la diffidenza e la paura, il controllo si fa più attento. Gli anni '80 segnano un (forzato) ripiegamento nel privato, la TOWARDS A THEORY OF PRAXIS. AUDIOBO~: TRACES OF A CONTRO~ RSIAL PATH "...A man walking in a field ran into a tiger. He ran away followed by the tiger. When he arrived at a precipice, he grasped the root ot a wild vine and Iet himself hang beyond the edge. The tiger snifled him from the top. Trembling with tear, the man looked down, where deep in the abyss another tiger was waiting to devour him. OnIy the vine was holding him. Two mice, one white and one black, started gnawing the vine. The man saw a beautiful strawberry just dose to him. Holding himself with just one hand, with the other one he picked the strawberry up, it was so sweet." (A Zen story) The recent analysis and market research made on the offer and the use ot the radiophony in the 90s take us te just one conclusion: the radio -private and publio- "must select the audience and address to it through a targeted communication with no uncertaintv. The radio is a targeted mean and any compromise to this basio assumption represents a communication mistake and takes out of the market". Changing the conciusion into introduotion, the new RAI generai manager goes 'further and declares with entrepreneuriai 'confidence that "the radio is the business ot the future". It is not my intention to bring forward the realism, the far-sightedness or the prophetic qualities of the apostles of this doetri ne; or to start a comparison between a generalistic radio and a thematic radio. I am prevented to do it not only by the subject of my participation to the L'immagine leggera, but by 'time, room and wiII, mainly. This start simply 'allows me to open a brief speech on Audiobox -the radio research spaoe created by myselt many years ago-, starting from the end, I mean from its current destiny or trom its imminent fate. Actuaììy, when you wiIl read this essay, Audiobox could exist no more. It would not be the end of the worìd, evervbody would survive, because as the Ecclesiastes says, 'there is a time for the research and a time for the abandonment". Anyway, it takes a turn for the worse. Actually, a thematic radio -publio or privatewould never dedicate a network or some of an important programme schedule to the produotion and broadcasting of an "experimentai" or free research programme, which inexorably 'takes out of the market', and which is free for detinition, "because it clears your mmd". On the other hand, a relativeìy generalistio radio (and I fear that a publio 'radio has to be generalistic unless it has many channels, Internet apart) less and Iess tolerates, also in the so-called "culturai" network, a programme which cannot be included in weII-known codes and in codified genders, not reterable te the seria nature, or associable to the standards of size, time, rhythm and sound; a free area which perhaPS cannot be governed because of the kind of the research, the authors and route 'mates, as it is far from the important circles, the exchange of favours, the escape from the risks, the glorification of what exists. Moreover, people are afraid of the word "experimentation", which Is aìways brought forward on the aesthetic, media and phiìosophical levei, and not only by us. I. caduta della solidarietà, un ritorno all'evasione: un buontempone lo chiamerà "edonismo reaganiano". lln questo clima nasce, a cavallo tra il '78 e il '79, "Fonosfera. Segmenti, percorsi e dinamiche sonore in una proposta di laboratorio a cura di Armando Adolgiso e Pinotto Fava", che va in onda con cadenza quindicinale al giovedi (alternandosi ogni settimana con "I pensieri di King Kong", stessi curatori), che costituisce l'antefatto di Audiobox e ne anticipa i percorsi. La politica sulle strade e sulle piazze si è spostata nei nuovi luoghi della ricerca, il linguaggio (eversivo anche quando appare evasivo) è la fonte e l'approdo della nuova contestazione. "Fonosfera" costituisce per alcuni aspetti lo sviluppo della sperimentazione radiofonica degli anni '60 e '70, affidata soprattutto ad artisti ed operatori provenienti dal teatro, ma per altri ne rompe la continuità, sulla base di nuove esigenze e di nuovi comportamenti esistenziali ed espressivi. Si mette in discussione non solo la "ragion teatrale" del radiodramma, distanziandosi dal genere, ma anche da un supposto "specifico" radiofonico e suggerendo un nuovo protagonismo del mezzo in collegamento con gli altri. Ci si apre all'intercodice; si recuperano i comportamenti le pratiche e i linguaggi delle avanguardie storiche europee a partire dal Futurismo. Si stabiliscono relazioni scambi e collaborazioni, non solo con le neoavanguardie ma con tutte le aree di intervento estetico, sinestetico, mediale, politico: la strip, il fumetto, la fanzine, la musica d'assalto, la videoarte, il cinema sperimentale, la performance, ecc. il teatro non era più l'unico e nemmeno il maggiore riferimento ma, né più né meno, uno dei tanti possibili. Se ripenso agli artisti che animarono per alcuni anni le nostre "dinamiche sonore" con prove uniche d'autore, scopro che la gente di teatro fu praticamente assente. Autori e insieme realizzatori delle operazioni acustiche furono tra gli altri Alberto Grifi, Giordano Falzoni, Christina Kubisch, Walter Branchi, Michela Mollia, Arrigo Lora Totino, Teresa De Santis, Vittore Baroni, Corrado Costa, Rod Suinmers, Vittorio Gelmetti, Walter Ruttmann, Lamberto Pignotti, Giuliano Zosi, ecc. Presenti invece, non certo casualmente, artisti della visione come Ferruccio Ascari, Luca Patella, Gianfranco Baruchello, Valerio Miroglio; gli stessi Falzoni e Pignotti erano attivi soprattutto nell'ambito della pittura, della grafica o della poesia verbovisiva. Se "Fonosfera" costituiva il laboratorio in atto (le opere erano realizzate tutte in Via Asiago con un inadeguato strumentario da una équipe sostanzialmente stabile), "I pensieri di King Kong" - programma puntillista, a singulti, oscillante tra informazione e piccoli assaggi di materiale creativo - provava a rappresentare la realtà degli universi paralleli all'esterno: i laboratori che sperimentavano i nuovi linguaggi mutuati anche dal fuinetto e dalle riviste satiriche, dal riciclaggio dell'informazione e dalle nuove tecniche televisive, dalla musica "alta" e da quella "bassa". Da "Fonosfera" e "King Kong" si scivola naturalmente verso Audiobox che vide ancora molto attivo Armando Adolgiso, soprattutto nella progettazione di una rassegna internazionale di ricerca sonora di cui parleremo più avanti. I due vecchi programmi furono del resto assorbiti in due dei quattro spazi di cui Audiobox riuscì a disporre fino al '94: "Fonosfera" conservò il suo nome e rimase al giovedi; le modalità dei "Pensieri di King Kong" si trasferirono nella nuova diretta Audiobox (50' circa di comunicazione veloce, incontri, frammenti di spettacoli, piccole When Moro died in 1978 and along with the reiterated request "not to echo the BR (the Red Brigades) message", the atmosphere of i' freedom/liberation changed, an atmosphere which had characterized the eventful years i of terrorism, and which had already faced the other request not to encourage the "opposed extremisms". "People" are not pro-I' tagonist anymore, mistrust and~fear increase, the control is stronger. The 80s are characterized by a falling back into the private sphere, the falling down of solidaritv, a goingI' back to the escape: a jolly fellow will cali it "Reagan edonism". In this atmosphere, between 1978 and 1979,,' "Fonosfera segments, paths and sound dynamics in a workshop proposal by Armando Adolgiso and Pinotto Fava" was started, a programme which anticipated Audiobox and was broadcasted even' fitteen days on Thursday, alternating everv week with "I Pensieri di King Kong" (King Kong's thoughts> made by the same authors. The politics of streets and squares has moved I towards the new places of the research, the i language (subversive even when it sounds evasive) is the source and the landing of the: new protest. "Fonosfera" representa, in some respects, the development of the radio: experimentation in the 60s and 70s, mainly committed to artists and operators from the theatre. But in some other respects it breaks: its continuity with new needs and new existential and expressive actions. The '~heatri-' cai reason" of the radiodrama is questioned,: moving away from this genre as well as from: a "specific" radio and suggesting a new pro-: tagonism linked to others. The radio Iooks at: the intercodea; the behaviours, the practices: and the languages of the historical Europea~ avant-gardes starting from the Futurism are recuperated. Relationships, exchanges and cooperations are established with the neoavant-gardes as weII as with all the estheti- i cai, synesthetical, media and politicai fields: strip, comics, fanzine, aggressive music, i videoart, experimental cinema, performance,: etc. The theatre was not the only genre and not even the major reference, but just one of: the many. When I recalì the antists who for many years: animated our "sound dynamics" with unique works, I find out that theatre people were practically absent. Authors and executors of the sound works were, among the others, Alberto Grifi, Giordano Falzoni, ChrisUna Kubisch, Walter Branchi, Michela Mollia, Arrigo Lora Toti no, Teresa De Santis, Vittore: Baroni, Corrado Costa, Rod Summers, Vittorio Gelmetti, Walter Ruttmann, Lambert~ Pignotti, Giuliano Zosi, etc. Artists of the visual were also present, and not by chance,: such as Ferruccio Ascari, Luca Patella, Gianfranco Baruchello, Valerio Miroglio; i Falzoni and Pignotti themselves worked mainly on painting, graphics and visual-word: poetry. If "Fonosfera" represented the working work-: shop (all the works were made in Via Asiago: by an usually stable team using an inadequate equipment>, "I Pensieri di King Kong" (King Kong's thoughts) - a pointillist programme, in fits and starts, oscillating i between information and smalì bits of creati-' ve material - intended to represent the rea- i lity of the parallel worlds from the outside: the workshops experimented new languages: taken from comics and satirical magazinea, from the recycling of information and from the new TV technologies, from both the "high" and "low" qualitv music. I performance) che cominciò a Roma con Sergio Messina e dopo si trasferi a Napoli, dove rimase per circa nove anni, fino all'ultimo trasmissione del 9 marzo '94. Audiobox Diretta coinvolse un gran numero di artisti, enseruble, collettivi musicali e politici, studiosi, produttori e organizzatori; ospitò anche eventi creativi di varia natura, preregistrati o proposti dal vivo anche con pubblico. Mi vengono in mente i nomi di Giuseppe Rocca, Lamberto Lambertini, Antonio Neiwilier, Roberto Paci Dalò, Isabella Bordoni, Enrico Frattaroli, Gianni Celati, Gabriele Frasca, Pier Luigi Castellano, Mario Martone, Peter Gordon, Francis Bebey, Bisca, Daniele Sepe. Ripensare, retrospettivamente e globalmente, ad una avventura durata circa vent'anni in un ambiente estraneo, silente o ostile porta ad una compressione, uno schiacciamento delle tensioni, delle emozioni, dei sentimenti (ma anche dei mutamenti, delle novità, delle virate) che ne hanno segnato la storia, l'andamento non prevedibile né lineare. Non è facile quindi identificare le direzioni e i motivi -altri direbbero le priorità teoriche che hanno ispirato o connotato l'attività di Audiobox. Tante se ne possono identificare. ll significante prima e più del significato. Uincrocio dei generi. Il multicodice e l'intercodice. Le forme e i linguaggi della pubblicità. Le nuove tecnologie, la multimedialità. Il riciclaggio dei materiali. Gli spostamenti spiazzamenti depistaggi fino al détournement. La scelta "sentimentale" dei collaboratori e degli autori. Il tentativo infine di provocare nuova immaginazione e nuovo immaginario. Cose di cui ci capiterà ancora di parlare. Ma non abbiamo tentato di costruire pregiudizialmente una struttura teorica complessiva. E del resto "le teorie sono fatte solo per morire nella guerra del tempo... Allo stesso modo nessuna epoca vivente è mai il prodotto di una teoria: è anzitutto un gioco, un conflitto, un viaggio..." (Guy Debord). Ecco, forse questo ci aiuta a rintracciare il senso di un movimento, di una prassi. Costretto a scegliere, col senno di poi, le pulsioni e i bisogni che più di altri hanno segnato il nostro percorso verso una drammaturgia dell'ascolto, tendo a privilegiare quelli che seguono. 1. Uandare rispetto alla meta. ("Qualsiasi strada se seguita fino alla fine non conduce da nessuna parte. Arràmpicati solo un poco sulla montagna per vedere se è una montagna. Dalla cima non potresti vedere se è davvero una montagna"). 2. A partire dalla perdita del centro: il nomadismo, lo smarrimento, la deriva ("La formula... non l'abbiamo cercata nei libri ma nell'erranza. Era una deriva rapida, in cui niente somigliava al giorno prima e che non si fermava mai"). 3. ll patto con la scienza e quindi con la natura ("Nel 1974 anche se pochi suoi colleghi lo sapevano, Feigenbaum stava lavorando su un problema profondo: il caos"; "la nuova condizione dell'artista... rimanda alla biologia molecolare, alla geologia, all'ordine/disordine in un universo fisico tutto da esplorare. Si cerca un'ecologia della mente nel silenzio strepitoso di Matera"). 4. I meccanismi di attrazione-seduzione ("Incontri sorprendenti... mcantesimi pericolosi... nulla mancò... abbiamo almeno incontrato alla fine l'oggetto della nostra ricerca? Bisogna credere che l'avessimo almeno visto di sfuggita perché... a partire da quel momento ci siamo ritrovati a possedere uno strano potere di seduzione..."). 5. Uobliquità e trasversalità del suono ("La voce può bene trascorrere intatta/ per gli obliqui forami che son ne le cose; ma questo/ negasi a le visive imagini a scindersi natei ove per dritti fori non s'aprano un varco...") 6. Il silenzio ("Silenzio!/ Strillo di From Fonosfera and King Kong the passage to Audiobox 5 very easy. lt is a programme 'in which Armando Adalgiso worked very actively, mainly planning an international festiva i about the sound research, which we will talk about later on. Actually, the two older programmes were included in two of the four spaces which Audiobox could use up to '94: Fonostera kept this titìe and was stilI broadcasted on Thursdays; the I Pensieri di King Kong's structure was used in the new live broadcast Audiobox (about 50 minutes of fast communication, encounters, fragments of shows, smalì performances> which started 'in Rome with Sergio Messina and then moved to Naples where stayed for about nine years, up to the last broadcast, March 9 :1994. Audiobox Diretta involved many artists, ensemble, musical and politicaì coììectives, experts, producers and organizers; many difterent creative events were held, recorded or uve with an audience. Important 'names come back to my mmd such as Giuseppe Rocca, Lamberto Lambertini, Antonio Neiwilìer, Roberto Paci Dalò, Isabella Bordoni, Enrico Frattaroli, Gianni Celati, Gabriele Frasca, Pier Luigi Castellano, Mario Martone, Peter Gordon, Francis Bebey, Bisca, Daniele Sepe. Thinking back, retrospectively and globally, on an adventure lasted about twenty years in an extraneous environment, silent or hostile, provokes a compression, a squashing of tensions, emotions, feeìings (as well as changes, innovations, sudden change of track) which have marked its history, the unpredictable and not linear progress. Then, it is not easy to identifv the directions and the reasons - others will say the theoretical priorities - which have inspired and defined the activity of Audiobox. Actualìy, many directions and reasons can be identified. The signiticant first and then the meaning. The crossing of the genres. The multicode 'and the intercode. The forms and the languages of advertisement. The new technologies, the multimediality. The recycìing of materials. The changes, wrong-footings, heading ofts up to the détoumement. The "sentimentaì" choice of team and authors. The eftort, finally, to provoke a new imagination and a new imagery. Subjects we will have the chance to discuss again. But we have not tried to prejudicially buiìd an overalì 'theoretical structure. And actually ~heories have been made just to die in the war of the time... And in the same way, no living age is the result of a theory: tirst ot all, it 5 a game, a conflict, a joumey..." (Guy Debord). WeIl, may be this wilI help us to find out the meaning of a movement, of a praxis. When I am forced to choose, with hindsight, the puì'sions and the needs which more than ever",thing else have marked our path i toward a dramaturgy of Iistening, I tend to privi lege those which follow. 1. The proceeding than the reaching of the goal. ("Every road which is followed up to the end, takes you nowhere. Climb up a mountain just a littìe bit to see if it is a mountain. From the top you could not distinguish if it Is a mountain". 2. Starting from the bss of the centre: the nomadism,the confusion, the driffage ('We did not 100k for the fonnula in the books but 'in the wanderings. It was a fast driftage, in which nothing was Iike it was the day before and which never stopped"). 3. The agreement with the science and then with the nature ("In 1974 even if very few coìleagues knew it, Feigenbaum was working on an important problem: the chaos"; "the new condition of the artist... refers to the moìecurn cicale/ penetra le rocce"; "...Dell'immagine sonora... attraverso il silenzio, speculare al grande fragore, contenitore e misura di tutte le cose...") 7. La lotta e il gioco ("Resistere è esistere"; ~ discepolo disse: Maestro, ci manca un verso -. Col ruggito di un leone vittorioso Hoshin gridò: - Kaa! - ed era morto".). Uincontro di questi elementi, in moto continuo e circolare, ha reso possibile l'attivazione di circuiti di energia e quindi la produzione di molti programmi. Perché Audiobox non ha soltanto mediato e veicolato: ha con pochi soldi organizzato molto e molto realizzato. Uarrivo di Sabina Sacchi (che con Paola Scalercio e poi Antonella Bottini ha dato energia al nostro lavoro, ciascuna a suo modo esprimendo la parte femminile dell'ermafrodito Audiobox) coincide con la prima fase progettuale e organizzativa della Rassegna Internazionale di Sperimentazione Sonora che fu realizzata nel 1984 a Cosenza (anzi ad Arcavacata) con la collaborazione dell'Università della Calabria. Le ragioni che spinsero verso questa prima sortita furono inizialmente: ridare protagonismo alla radio rispetto al più poderoso e coinvolgente mezzo televisivo, sfruttando proprio la sua residualità oltre che la sua "differenza", che le consentiva di sedurre e di aggregare dove meno aggressiva e violenta era la pressione del mercato; incontrare e coltivare pubblico giovane a partire dagli studenti; stanare i propri simili oltre i confini nazionali, a partire dall'Europa, per farli entrare a contatto diretto; dare visibilità anche esterna, "fisica" al rapporto della radio con le nuove realtà (di linguaggio, mediali, percettive) che agitavano gli ambienti artistici e alimentavano le forme emergenti; dare seguito più continuo e compatto ad una pratica di collaborazionescambio-coproduzione con enti e organismi istituzionali non radiofonici gia avviata da tempo. Solo successivamente avrebbe acquistato più chiaro significato e senso -ostentando lo strumentano radiofonico- il rapporto corpo fisico/etere e materiale/imniateriale, che avrebbe consegnato l'immagine più forte del festival a Matera, luogo alto e icona della cultura materiale e della storia e insieme entità astratta, allena, atemporale. La Rassegna ebbe cinque edizioni: nell'84 e nell'85 a Cosenza, nell'86, '88 e '90 a Matera; nell'86 era anche arrivato il patrocinio del EBU/UER (Unione Europea di Radiodiffusione). Temi di ciascuna edizione: "Il suono, la radio, le nuove tecniche, l'intercodice" ("Da quando i generali non muoiono più a cavallo, i pittori non sono più obbligati a morire davanti al cavalletto"); "la radio e l'arte acustica, verso una cartografia del silenzio" ("che la parola sia resa visibile, nera "l'occhio trafigge il silenzio e l'orecchio che è silenzio è trafitto dal suono"); "Il tempo radiofonico e il piccolo formato" ("ministorie, minishow, slogan, sigla, jingle, clip, short, spot, blitz.... Quanto contiene e quanto dura un minuto radiofonico?"); "La radio e gli altri media, andata/ritorno, Inside/Outside" ("situazioni pluridirezionali e percorsi multipli verso il nuovo teatro, la performance, la TV' il disco e il CD, il laboratorio scientifico, gli spazi urbani e extraurbani e viceversa"); "Dalla forma dei luoghi alle forme del suono" ("Dentro lo spazio fisico del paesaggio, la comunicazione sonora.... recupera gli elementi originali del linguaggio.... provoca lo stato di contemplazione dell'estasi e le vertigim della trance. .. un'ecologia della mente, con scariche e scambi di energia...."). Dall'84 al '90 fu ascoltata, vista e lar biology, to the geology, to the order/disor-: der in a physical universe to be explored. We look for an ecology of the mmd in the fantastic silence of Matera). 4. The mechani-i' sm of attractionlseduction ("Surprising encounters... dangerous enchantments... nothing lacked... did we reach the goal ot our research at least? We must think that we,' have seen it briefly at least because...starting from that moment we possessed a strange power of seduction ). 5. The obliquity and the transverseness of the sound ("The voice can easily flow intact/ through the oblique holes which are in the things; bu~ this/ 5 not possible for the visual images born to be dividedi fin straight holes they do not open their passage ). 6. The silence ("Si lenceli Crv of cicadasi penetrates the rncks"; "...Of the sonorous image... through the silence, specular to the great uproar, container and measure of ever'vthing >. 7. The fight and the game ("Resist means exist"; '~he disciple said: - Master, we need a verse -. With the roar ot a triumphant lion Hoshin cried: - Kaal - and died".). The encounter of these elements, in a continuous and circular movement, made posaibie the activation of energy circuita and then: the production of many programmes. Audiobox has not only mediated and spread things: it has organized as well as made a lot of things. Sabina Sacchi's arrivaI (who with Paola Scalercio and then Antonella Bottini has given energy to our work, each ot them in a personal way, expressing the female part of the hermaphrodite Audiobox) coincides with the first planning and organizationai phase of the International Festival of Sound Experimentation which was made in 1984 in Cosenza (Arcavacata, more precisely) in collaboration with the Universitv of Calabria.: The reasons which took us towards this tirst' phase were initially: give more space to the radio as a protagonist compared to the more: powerful and enthralling TV, using its residuality in addition to ita "diflerence", which allowed it to captivate and agg regate people right where the market pressure was less aggressive and violent; meet and cultivate a young audience beginning with studenta; 100k for likes, beyond the national border starting from Europe to establish a direct contact; give an external and "physical" visibilitv' to the relationship between the radio and the new reality (language, media and perception) which worked within the artistic environment and sustained the emergent forms; carry out in a more continuous and firm way the collaboration, exchange and coproduction, started since a long time, with not radiophonic institutions and institutional i boards. The relationship between physical body/ether and materialitylimmateriality would acquire a more clear meaning and sense later on -showing its radio equipment ofi- and would give a stronger image of Matera Festivai, an important piace and the icon of the materiai culture as well as of the history, and in the same time abstract, alien and timeless entity. The Festival had five editiona: in '84 and ~85: in Cosenza, in '86, '88 and '90 in Matera; in '86 was sponsored by EBUIUER (Broadcasting European Union). These are the subjects of each edition: "The sound, the: radio, the new techniques, the intercode ("Since generala do not die on horse anymo-: re, paintera are not obliged to die in front of their easel">; '~he radio and the sound art, towards a cartography ot silence (may the I seguita al Festival Audiobox la più avanzata produzione di ricerca degli enti radiofonici sotto forma spettacolare, audiovisiva, performativa, di installazione,(in aule universitarie, spazi museali, luoghi aperti, case grotte, chiese rupestri), oppure come semplice ascolto, in luoghi chiusi e aperti o in cuffia con selezione delle opere da parte degli spettatori ascoltatori. Molte opere furono viste e ascoltate dal vivo e andarono in onda negli spazi RF di Audiobox, alcune performance furono trasmesse in diretta. Non posso elencare tutti gli autori, titoli ed esecutori/attori, ma è il caso di ricordare soprattutto gli - interventi di Lawrence Butch" Morris, Paolo Fresu, Annecchino/Rendine, Helen Thorington, Arsenije Jovanovic, Koinè, Alvin Curran, Radio Subcom, di forte impatto sonoro o di complessa struttura tecnicoformale. Emozionante, forse memorabile, fu "Tufo muto" ambizioso progetto di Alvin Curran: voci materane di popolo, due quartetti strumentali collocati in alto e un indigeno aggressivo gruppo rock, interventi elettronici e campionamenti dal vivo colpivano da più parti il pubblico sistemato sul fondo, all'interno di una grande cava di tufo lunga 120 metri e larga 40, dotata di una naturale quadrifonia che creava struggenti evanescenze, fughe, rincorse e sovrapposizioni sonore. In questo straordinario contenitore fu progettato e realizzato anche "Risultanze" di Paolo Fresu. Dai seminari e dalle analisi del Festival nascerà tra l'altro nell'86 a Firenze in seno all'EBU Ars Acustica, un comitato internazionale che raggruppava i settori di sperimentazione delle radio pubbliche europee (con corrispondenti in Australia e in USA) collegandone e coordinandone le attività. ll gruppo produrrà nel tempo incontri, rassegne di radio e new media, scambi annuali di programmi, coproduzioni. E' curioso e non privo di senso che esso fu all'origine una filiazione del già esistente gruppo del radioteatro, che si dibatteva e ancora si dibatte in una crisi di idee e di operatività, oscillando tra impennate di orgoglio e sconforto per la tristezza dei tempi che viviamo. In molte altre occasioni Audiobox sarebbe uscito dagli Studi proiettandosi in spazi esterni, attraverso collaborazioni con enti radiotelevisivi, istituzioni culturali, artistiche, musicali, musei e gallerie; ma soprattutto con associazioni, gruppi, sale polivalenti, scuole popolari, produttori e radio indipendenti, centri sociali, ecc. Forse la presentazione di una decina di opere di "Fonosfera" nell'80 alla GNAM di Roma - già in una certa misura multimediale - fu la prima occasione. Ma molte altre ne seguirono: a Pavia, Torino, Napoli, Clusone, Ferrara, Ruvo di Puglia, Bologna, Bari, Francoforte, Colonia, Madrid, Arles, Londra, Ragusa, Rimini, Palermo, Roma, Linz E ci fu perfino una sortita a Oppido Lucano, in provincia di Potenza, dove esiste (magnifico!> una Piazza Demetrio Stratos con fontanile. E a partire dall'86 sono usciti dischi e CD spesso in coproduzione, con opere trasmesse da Audiobox di Eugenio Colombo, Steve Lacy, Roberto Laneri, Arturo Annecchino e Sergio Rendine, Charlie Morrow, Alvin Curran, Roberto Paci Dalò, Paolo Modugno, Franco Fabbri, Tiziano Tononi, Jon Rose, Laboratorio Musica e Immagine. Alvin Curran è figura centrale nel panorama variegato di Audiobox non solo per la qualità e quantità delle opere e delle performance realizzate, ma per la presenza nei grandi appuntamenti e iniziative internazionali e soprattutto per la carica innovativa dei suoi progetti word be visible, black".. "the eye pierces the silence and the ear which is silence is pierced by the sound"); 'The radiophonic time 'and the smalì size" ("short stories, mini ~ ?Ir~aPd5i~o5phhOctr~c~ space hold and how long does it last?"); The radio and the other media, there/back, InsidelOutside" ("multidirectional situations and multiple paths towards the new theatre, the performance, the TV, the LP and the CD, the scientific workshop, the urban and extraurban spaces and vice versa"); "From the i form of places to the forms of sound" ("I nside the physical space of the landscape, the sound communication... recuperates the original elements of language... provokes the state of ecstasy contemplation and trance vertigos... an ecology of the mmd with energy discharges and exchanges...">. From '84 up to '90 the most advanced research production ot radio institutions was listened, seen and followed at the Audiobox 'festivai. lt was made in spectacular, audiovi'sual, performative and installation forms (in university classrooms, museums, outdoor spaces, caves, rural churches), or just listened, outdoors and indoors or on the headphones with a work selection made by the audience/spectators themselves. Many works were uve shown and listened and were broadcasted in the RF Audiobox spaces, some performances were also live 'broadcasted. I cannot list all the authors, i titles and executorslactors, but I want to mention the participation of Lawrence "Butch" Morris, Paolo Fresu, Annecchino/Rendine, Helen Thorington, Arsenije Jovanovic, Koinè, Alvin Curran, Radio Subcom, which gave a strong sound impact and a complex technical-formal structure - Exciting, may be memorable, was '"Dumb tutf"' an ambitious project by Avin 'Curran. Matera people voices, two instrumental quartets placed up and a locaI i aggressive rock band, electronic effects and uve sampling stroke the audience placed backwards, into a large tuff cave 120 mt long and 40 mt large with natural quadraphonics which created poignant evanescences, fugues, runs and sound superimposings. In this extraordinary container "Risultanze" by Paolo Fresu was also plan'ned and made. In '86 in Florence within the EBU Ars Acustica, an intemational committee was created from the festival workshops and analysis, which put together the experimentation sectors of the public European radios (with correspondents in Australia and USA) and linked and coordinated all the activities. In time it organized meetings, radio festivaìs and new media, annual programme exchanges, coproductions. lt is strange but sensible 'the fact it was originally a filiation of the already existing radio-theatre, which struggled and stili struggles in a crisis of ideas and operativity, alternating fits of pride and discouragement for the sad time we uve in. In many other occasions Audiobox moved from the studios to outdoor spaces, through the cooperations with radio-TV, cultu rai, artistic, musical institutions, museums and gaIi leries; but above all with associations, grouPs, multipurpose spaces, folk schooìs, producers and independent radios, sociaì centres, etc. Maybe the presentation of about ten works of "Fonosfera" -aìready in a multimedia way- to the GNAM in Rome in '80 represented the first occasion. Many others followed: Pavia, Turin, Naples, Clusone, Ferrara, Ruvo di Puglia, Bologna, Bari, ri radiofonici. Due in particolare produssero una svolta nei metodi "fabbricazione", di gestione e di fruizione del mezzo. Sono A piece br peace dell'85 (vincitore del Premio Italia, realizzato per l'anno europeo della musica) e Crystal Psalms dell'88, (ascoltato in più occasioni in tutto il mondo e considerata un'opera unica nel suo genere), due coproduzioni tra vari enti radiofonici europei. Accenniamo soltanto alla seconda, che dilata e sviluppa le intuizioni della prima. Occasione e fonte di ispirazione di Ciystal Psalms fu la commemorazione della Krvstallnacht, con la quale ebbe inizio, tra il 9 e il 10 novembre del '38, lo sterminio del popolo ebreo da parte del regime nazista. Simultaneamente da sette differenti città (Roma, Francoforte, Berlino, Copenaghen, Vienna, Parigi, FIilversum> altrettanti gruppi vocali e strumentali più alcuni solisti suonano delle partiture distribuite prima per consentire loro di provare. Nella regia centrale a Roma - che manda anche in onda nastri preregistrati con voci provenienti da vari luoghi e città - confluiscono i segnali raccolti al chiuso o all'aperto dalle diverse stazioni radiofoniche degli enti partecipanti, che vengono immediatamente ritrasmessi-mixati in regia da Curran e dai tecnici romani- ai centri di ricezione delle sette emittenti e vengono quindi ascoltati in diretta in sei nazioni. In realtà ciascuna esecuzione musicale ascoltata live dal pubblico costituisce, come struttura compositiva, un concerto autonomo; ma il risultato complessivo è un concerto dei concerti" che passa per un'unica consolle. Alcune rapide considerazioni. C'è una complessa progettazione e organizzazione. C'è tutto il laboratorio: schema grafico, scrittura, composizione, elaborazione, prove. La diretta simultanea assicura il massimo di immediatezza. Tutti gli esecutori pensano alla propria partitura, ma sono mentalmente collegati con gli altri luoghi. Gli ascoltatori hanno differenti possibilità di fruizione, secondo la loro collocazione, nei luoghi dei concerti o accanto alla radio. Si è in molti spazi e in nessun luogo. U tempo unifica ciò che lo spazio divide. Infine: l'opera non è solo concepita per la radio, ma è la radio stessa. Roba da far felice Rudolf Amheim, grande teorico della radio e del cinema, dando sostanza al suo sogno di universale abbraccio radiofonico. Particolarmente significative, nell'ambito del radiodramma furono tra l'88 e l'89 due progetti curati da Carlo Infante: i cicli "Teatri d'ascolto" (6 opere) e "La scena invisibile" (16), nelle quali fu presentato il meglio del nuovo teatro soprattutto italiano, ma con progetti radiofonici o alla radio mirati: Koinè, Toni Servilio ed Enzo Moscato, Teatro delle Briciole, Fiat Teatro Settimo, Giorgio Barberio Corsetti, Giacomo Verde e Banda Magnetica, Mario Martone e Peter Gordon, Giovanna Marini e Thierrv Salmon, ecc. Nei teatri d'ascolto, gli autori, i registi, i gruppi, preregistravano per Audiobox nastri drammaturgicamente autonomi, fortemente evocativi sul piano dell'immagine sonora. I nastri con i radiodrammi venivano utilizzati in teatri, sale o spazi aperti saldandosi ed interagendo con parti (ulteriori dialoghi, musiche, effetti) scritte e pensate per la situazione scenica. Si determinavano così due livelli di percezione-fruizione, echi di lunga distanza e lunga durata: quello dell'ascolto radiofonico e quello della visione-ascolto teatrale. Ma la messa in onda del preregistrato era simultanea all0 spettacolo, all'evento scenico, veniva cioè raccolto e percepito non solo dal pubblico ma dagli stessi attori- in diretta, come voce Frankfurt, Cologne, Madrid, Arles, London, Ragusa, Rimini, Palermo, Rome, Linz And it also visited Oppido Lucano, in Potenza province, where there is Demetrio Stratos Square with a spring (beautiful!). An since '86 LPs and CDs have been produced offen a coproduction with works broadcastec by Audiobox and made by Eugenio Colombo, Steve Lacy, Roberto Laneri, Arturc Annecchino and Sergio Rendine, Charlie Morrow, Alvin Curran, Roberto Paci Dalò, Paolo Modugno, Franco Fabbri, Tiziano Tononi, Jon Rose, Laboratorio Musica e Immagine. Alvin Curran is a leading figure in the variegated Audiobox panorama not only tor the qualitv of his works and performances, but also for his being present in all the most important events and international initiatives and most of all tor the innovative imprint of his radio projects. Two of them in particular marked a turning point in the "production", management and fruition methods of the medium itself. These are "A piece for peace' in '85 (ItaI lan Prize winner, made for the European Year of the Music) and "Crvstal Psalms" in '88 (in many occasions listened all over the world and considered as an unique work of its kind), two coproductions made with severai European radio institutions. I just want fo talk briefly about the second one, which dilates and develops the intuitions of the first one. Occasion and sour ce of inspiration for "Crystal Psalms" was the commemoration of the Krystallnacht when the massacre of the Jewish people by the Nazi regime started, in the night between 9 and 10 November 1938. Simultaneously, from seven different cities (Rome, Frankfurt,: Berlin, Copenhagen, Vienna, Paris, Hilversum) seven vocal and instrumental groups, plus some soloista play the scores which had been previously distributed for the: rehearsals. In the central direction in Rome -i which also broadcasts prerecorded tapes with voices from difterent places and cities- i converge the signals picked up indoors and outdoors by the many radio stations of the participating institutions, and immediately mixed by Curran and his Roman technicians: and broadcasted to the reception centres of the seven broadcasting stations and then listened uve in six nations. Actually, each music performance listened uve by the audience Is a autonomous concert in its compositive structure; but the result Is a "concert in the concerts" which goes through: a singìe console. Some short considerations. There Is a complex design and organization. The whole workshop Is involved: graphic schemes, wri-: ting, composition, elaboration, rehearsals. The simultaneous uve broadcast ensures th~ fastest immediacy. Each executor thinks at his score, but everybody Is mentally in com-: munication with the others. The audience has the chance te choose how listen te the music, if outdoors at the concert piace or on the radio. You are in many places and nowhere. Time unifies what space divides. And finally: the work Is not conceived only for the radio, actually it represents the radio itseìf. That makes Rudolf Arnheim happy, a great radio and cinema theorist, as it realizes his dream of an universal radio embrace. J Within the radiodrama two projects made between '88 and '89 were particularly impor-: tant, made by Carlo Infante: the cycles 'Teatri d'ascolto" (6 works> and "La scena invisibile (16>, in which the best of the thea'1 della radio, che veniva aperta sul luogo dell'azione, al momento dell'inizio della trasmissione. L'operazione, insieme sofisticata e calda, puntava molto sull'oscillazione, etere/corpo, visibile/invisibile, materiale/immateriale, reale/virtuale. Ma anche altre opposizioni-incontri di cui si alimenta la radio quando non appiattisce i propri linguaggi sullo sviluppo narrativo lineare o sul presente della tribalità mediatica: flusso/sospensione, sottofondo/concentrazione, teppismo/meditazione, trasli/sublime, attimo/infinito. Nel '94 arriva Pino Saulo, già alla RAI ma da me aiutato a fuggire da un lavoro ingrato ed associato nella gestione del programma. Armando Adolgiso era andato via da qualche anno non tanto e non solo da Audiobox, ma dalla RAI tout-court. Pino Saulo avrebbe portato nuove idee e coinvolto altre figure e persone soprattutto a partire dalla musica sperimentale -capace anche di interventi extra e metamusicali- ed in particolare da quell'area delle musiche definibili "extracolte" o eterodosse, in realtà meglio coltivata delle musiche definite colte per coazione a ripetere o per difesa corporativa: Evan Parker (già ascoltato in Audiobox, più presenze, magnifica quella in coppia con Curran), il trio Blegvad-Cutier-Greaves, Tim Hodgltinson, Dagmar Krause, Ossatura, Otomo Yoshiliide, Fomoflo, Ned Rothenberg, Zu, Musica Elettronica Viva ed Italian Instabile Orchestra (due ritorni, molto tempo dopo), Abaoaqu (trenta musicisti, divisi in Otto nove gruppi attivi ciascuno per 7'), il Gruppo Romano Free Jazz, Stefano Maltese, Pasquale Innarella, Milie Cooper; N.o.r.m.a., Lamusim, Giorgio Occhipinti, Gianni Gebbia, What we live, Talda Makan, Fraili, Rudiger Karl, Mistress, Mauro Orselli, ecc., molti impegnati dal vivo negli studi di Via Asiago. Notevoli i programmi dedicati a Coltrane e in particolare all'ultima stagione, lavoro non solo radiofonico ma di sistemazione critica: musicisti, critici, pubblici, per un seminario, un concerto dal vivo, tre messe in onda, un CD con Tiziano Tononi ed altri brillanti interpreti ("Coltrane's infinity train"). ll tutto organizzato con la rivista "Musica jazz", che avrebbe pubblicato anche i testi del convegno. A Pino Saulo si deve anche il primo suggerimento di "Valvole", modalità d'intervento sulla radio oltre che programma fatto di schegge, frammenti, detriti mediali (radio, cinema, TV' stampa), attingendo da archivi e in buona parte anche da quello dissestato di Audiobox. Uidea non è del tutto nuova, a partire dalla scelta di un tema unificante che ogni volta "orienti il disorientamento". Ma inediti sono la grande varietà delle fonti e quindi i livelli e codici espressivi, i bruschi salti temporali e delle geografie culturali, la mancanza di collegamento con l'attualità che caratterizza altri percorsi di flusso elettronico (v. "Blob"). Concludo la scorribanda con due avventure collettive: "Horizontal Radio" (1995> e "Rivers and bridges" (1996), due enormi e sinuose macchine multimediali composte di contributi diversi grandi e minimi-di una ventina di emittenti Rf sparse nel mondo. Realizzate dal gruppo "Ars Acustica" in collaborazione con "Ars Electronica" di Linz. Complessi sistemi di ponti mentali lungo i fiumi della comunicazione planetaria, vene del mondo cablato per provare a ritrovarsi tra migranti affini col miraggio di una radio anarchica, che favorisce le ibridazioni, che non annulla le differenze, ma respinge le esclusioni e i primati. Mille e più cose sono accadute nelle città, nei campi, sui fiumi, nei musei, davanti al computer. Quanti strumenti, quante tre (above all the Italian theatre) was shown, '\through targeted radiophonic projects or on 1the radio: Koinè, Toni Servillo and Enzo Moscato, Teatro delle Briciole, Fiat Teatro i Settimo, Giorgio Barberio Corsetti, Giacomo Verde and Banda Magnetica, Mario Martone and Peter Gordon, Giovanna Marini and Thierry Sai mon, etc. In Teatri d'ascolto, authors, producers and groups prerecordered dramaturgically autonomous tapes, strongiy evocative in the sound image. The radiodrama tapes were then played in thea:trns, halls or open spaces merging and interacting with parts (dialogues, music, effects) 'written and ideated right for that stage situation. The result was two levels of perception/fruition, iong distance and length echoes: one of the radio Iistening and one of the theatre viewingllistening. Moreover the prerercorded tape was broadcasted simultaneously with the show, the theatre performance, and it was perceived -by the audience as weil as by the authors- as a live show, i like a voice trom the radio which was switched on in the action piace, right when the transmission was starting. This process, both sophisticated and warm, was strongly based on oscillations, such as etherlbody, visible/invisible, materiallimmateriai, reaVvirtunì Actually, it was also based on other oppositionslencounters which can easily be tound in radio broadcasting when it does not flatten its own Ianguages on the linear narra'tion or on the present of the media tribalitv: i fluxlsuspension, undertone/concentration, hooliganismlmeditation, trash/sublime, moment'infinitv. In '94 arrivea Pino Saulo who was already working at the RAI but who I helped te quit an ungratetul job associated te the program'me direction. Armando Adoigiso had already gone away from both Audiobox and RAI tour-court. Pino Saulo introduced new ideas 'and involved new people working above all in the experimental music field -he was also capable of extra and metamusical participation- and in particular in that kind of music which can be defined as "extracultured" or heterodox, which actually is more curtivated than that kind of music which is Iabelled as cultured for repetition compulsion or comorative defence: Evan Parker (not a new figu're in Audiobox, many performances, excellent that one made with Curran>, the Blegvad-Cutler-Greaves trio, Tim Hodgkinson, Dagmar Krause, Ossatura, Otomo Yoshihide, Fomoflo, Ned Rothenberg, Zu, Musica Elettronica Viva and Italian Instabile Orchestra (two recurrences after a iong time), Abaoaqu (thirtv musiciana divided in eight or nine groups piaying for 7' each), il Gruppo Romano Free Jazz, Stefano Maltese, Pasquale Innarella, Mike Cooper, 'N.o.r.m.a., Lamusim, Giorgio Occhipinti, Gianni Gebbia, What we uve, Takla Makan, Fraili, Rudiger Karl, Mistress, Mauro Orselli, etc., many of them working uve in Via Asiago studios. Very good are the programmes dedicated te Coltrane and in particular te his Iast period, a radiophonic work as weii as critical ordering: musicians, critics, audience, for a workshop, a live concert, three broad'casts, a CD with Tiziano Toroni and other brilliant interpreters ("Coltrane's infinitv train"). All that was organized along with "Musica Jazz" magazine, which also published the texts of the workshop. To Pino Sau lo is also due the first imprint of "Valvole", a way of acting on the radio as weli as a programme made of splinters, fragments, me dia (radio, cinema, TV, press> tecniche, quanti supporti, quanti media sono stati utilizzati? Già li sapete: radio, telefono, TV' computer, internet. E per finire il già citato Debord: "Lo stratega Tsun Tse ha stabilito già molto tempo fa che vantaggio e rischio sono entrambi inerenti alla mossa.... Contrariamente alle fantasticherie degli spettatori della storia, quando cercano di fare gli strateghi su Sino, non sarà mai la più sublime delle teorie a garantire l'evento, al contrario è sempre l'evento realizzato a farsi garante della teoria. Perciò bisogna correre dei rischi e pagare in contanti per vedere il seguito." Con grande piacere ricordo (gli esercizi di memoria fanno quasi sempre bene) le persone che più di altre hanno tentato di vivere con me per lunghi o lunghissimi periodi, fabbricando il corpo ambiguo magnetico, mutevole, mutante e mostruoso di Audiobox. Sono, oltre ai già citati Adolgiso, Scalercio, Sacchi, Bottini e Saulo: Enrico Zummo, Sergio Messina, Claudio Grimaldi, Guido Piccoli, Giacomo Forte, Canio Loguercio, Gabriele Frasca, Emiliano Li Castro, Silvana Matarazzo, Nicola Catalano, Barbara Ambrosini, Roberto Bernardi, Sergio Chistolini, Marco Diodato, Valerio Rivelli, Francesco Sergi, Gianni My, Umberto Ammendola, Gigi Amore, Luigi Becchimanzi, Ennio Rossi, Rosario Barbaraci, Ciro Lutricuso. Con gli altri, tanti, mi scuso. wastes, taking them trom difterent archives including that one of the knocked-about Audiobox. This idea is not original, beginnir from the choice of an unifying subject whic~ each time has to "orient the disorientation". But new is the big varietv of the sources an then the expressive levels and codes, the sudden time and culturai changes, the lack of a link with the current events which characterize other paths of electronic flux (such as "Blob"). I want to conclude my excursion with two collective adventures "Horizontal Radio" (1995> and "Rivers and bridges" (1996), twc huge multimedia machines made by about twentv Rf broadcasting stations scattered around the world which gave difterent contri butions - big and smalì. They have been made by the group "Ars Acustica" in a teamwork with "Ars Electronica" from Linz. Complex structures of mentai bridges over the rivers of planetary communication, veins of the wired world in the attempt to find out like-minded emigrants who share the miragE of an anarchic radio which prefers hybridiza tion, which does not cancel what is difterent and pushes back what is exclusive and superior. Thousand and thousand of things have happened in the cities, fields, rivers, museums, in front of the computer. How many instruments, how many techniques, how many media have been used? You know it: radio, telephone, TV, computer, Internet. And before finishing I want to mention Debord again. "A long time ago the strategis Tsun Tse said that advantage and risk are both related to the strategy... Contrary to the imaginings of history spectators, when they try to play the strategists on Si rio, the most sublime theory will never guarantee the event, and actually is aìways the event itself which proves the theory. Then, it is importan to risk and pay cash to see what happens." With great pleasure I want to mention (mnemonic exercises are almost always good) the people who more than others have tried to uve dose to me for long or very long periods, building the magnetic, ambiguous, changeable, mutant and monstrous body of Audiobox. They are, besides the aìready mentioned Adolgiso, Scalercio, Sacchi, Bottini and Saulo: Enrico Zummo, Sergio Messina, Claudio Grimaldi, Guido Piccoli, Giacomo Forte, Canio Loguercio, Gabriele Frasca, Emiliano Li Castro, Silvana Matarazzo, Nicola Catalano, Barbara Ambrosini, Roberto Bernardi, Sergio Chistolini, Marco Diodato, Valerio Rivelli, Francesco Sergi, Gianni My, Umberto Ammendola, Gigi Amore, Luigi Becchimanzi, Ennio Rossi, Rosario Barbaraci, Ciro Lutricuso. To the many others I beg their pardon. Alessandro Aze/lo ~pcllPo :onoi'o ATTRAVERSO LE LORO PAROLE mi appare il mondo esterno, loro sono i miei occhi, il mio sguardo su tutto ciò da cui mi sono separato da anni... (parole di David Hicks, in attesa dell'esecuzione sulla sedia elettrica). ll motivo che mi ha spinto a curare una sezione-Radiodrammi alloggiata all'interno di un Festival di Videoarte (e di realizzare io stesso dei Radiodrammi) è in un certo senso 'utilitaristico", dato che soltanto in parte si deve ad un sentimento di affetto. Uidea di ascolto come esperienza visiva, di "film interni" scatenati da parole, musiche ed effetti sonori era in effetti esaltante... Ma in che modo le immagini immateriali costruite dalla nostra immaginazione sono differenti da quelle offerte direttamente alla vista? è un mistero sul quale abbiamo deciso di fondare il nostro progetto, il nostro interesse per le prospettive di un Medioevo delle immagini e di un successivo terrore sonoro Se il mondo dei suoni è pieno di ombre è proprio perchè la vista, culturalmente il senso-tiranno, costituisce da sola gran parte di quella che possiamo definire "evidenza sensoriale". Le sensazioni di paura e serenità, gioia, sospetto desiderio e repulsione derivano infatti prevalentemente dall'esperienza visiva. La "visione periferica", le immagini "ipnagogicbe" descritte e realizzate da Stan Brakhage sono probabilmente le immagini del profondo ed indistinto pozzo nero del suono. U nostro cervello effettua ogni volta la conversione parola-immagine in maniera automatica ma dovremmo considerare che, al contrario della lettura, l'ascolto (come la visione di un film) è uno 'Spettacolo', soggetto quindi ad una durata. Nel libro "4 argomenti per eliminare la Televisione" (ristampato recentemente dalla Dedalo) Jerry Mander analizza la materia di cui è fatta l'immagine televisiva (che è differente dall'immagine del Cinema: luce proiettata sulla retina anzichè sullo schermo) ed i relativi processi di elaborazione da parte dello spettatore: un tipo di informazione "pre-digerita" implica il funzionamento delle onde cerebrali 'alfa' invece delle 'beta' (onde prodotte durante la lettura di un libro): "E' come sognare da svegli, ma coi sogni di un altro..." conclude l'autore.1 Esistono alcune esperienze sensoriali sul limite suono-immagine che bene interpretano lo slittamento dell'udito nella vista( e viceversa): l'ascolto di un Cd con effetti sonori, per esempio 2, dimostra con grande immediatezza come i suoni della natura, dell'uomo e delle sue macchine, corrispondano della nostra mente ad illustrazioni bi-dimensionali da Dizionario (seppure alcuni suoni, benchè riconosciuti e catalogati, risultino talvolta enigmatici: incisi in maniera discutibile o addirittura prodotti "artificialmente"!). I brevi testi dei Giornali - Radio flash sono incredibilmente intrisi di immagini e questo 'completamento' verrebbe evocato proprio dalla essenzialità delle informazioni acustiche... l'ascolto dei bollettini nautici con voci ancora più asettiche che scandiscono in maniera innaturale parole e numeri è esperienza altrettanto emozionante... Se infine provate ad oscurare lo schermo ed ascoltare il solo sonoro di un lungometraggio, scoprirete di procedere e di orientarvi all'interno di un percorso di immagini e suoni, nel corso del quale avrete attivato più volte misteriosi meccanismi di compensazione. Le riduzioni letterarie in audiocassetta, infine, che esistono per consentire una lettura-interna del libro, certamente a senso unico ma di grande immediatezza... Ulmmagine è lo spettro del suono ed i suoni -come qualcuno ha brillantemente accennato- sono immagini inesplose. Se da un lato il Cinema ha fin dall'inizio stabilito la funzione (certamente più tecnica che espressiva) che il suono avrebbe dovuto avere nei confronti dell'immagine, è altrettanto vero che la composizione sonora è per sua natura (se si eccettuano i brani degli Etant Donnes e tutte le colonne sonore specificamente composte per film inesistenti) più incline all'astrazione, all'emozione che non al racconto... e del resto, visto che parole e suoni sono in grado di raccontare qualsiasi immagine, ll Radiodramma nacque proprio da questo desiderio. Questa prima sezione-Radiodrarni è basata sulla mappatura ("istituzionale" nell'accezione positiva della parola) effettuata dalla trasmissione Audiobox, un lavoro vitale che ha ridefinito nel corso degli anni i confini di un genere radiofonico dipendente nel bene e nel male da gerarchie parola/suono prefissate, ma caro a tutti come suggestiva Televisione Psichica, versione acustica dello sceneggiato televisivo. La produzione italiana moderna di Radiodrammi (in buona parte determinata dalla presenza di Audiobox stesso) è stata affidata ad un numero non esteso di autori (certamente esiguo, se confrontato col numero di quelli che hanno scelto una telecamera) di musicisti, compositori, scrittori, autori teatrali.... categorie di artisti che hanno caratterizzato orientamenti espressivi forse prevedibili. Se vogliamo delinearne gli estremi abbiamo da un lato esempi di "Teatro Sonoro" con una o più voci recitanti che fanno volentieri a meno di suoni e musiche che non siano fondali... Nell'altro estremo composizioni musicali, che tendono a ridurre il testo a struttura e l'idea stessa di audio-drammaturgia alla possibilità di trasformare fisicamente voci e suoni... Uobiettivo de "L'immagine leggera e comunque quello di dare un contesto alla produzione di Radiodrammi contemporanei e soprattutto di attirare nuovi autori, costituendo all'interno del Festival (che dalla prossima edizione trasmetterà Radiodrammi in tutte le lingue) un terreno significativo di riflessione, una scatolanera del Radiodramma. Siamo in effetti consapevoli dell'effetto straniante derivante da alcune caratteristiche della programmazione: lo slittamento dell'etereo spazio radiofonico in un luogo fisico, modalità di ascolto collettive (cinematografiche) che infrangono la tradizionale intimità uomo-radiolina e soprattutto le atipiche durate previste per le opere in concorso, ben al di sotto dei 45/50' abituali... Per il momento è prematuro rimarcare la classificazione "tradizionale" ed "innovativo" ma non ho potuto fare a meno di riscontrare nei lavori (al monte del giudizio dei tre della giuria) una generale propensione per l'astrazione poetica, per narrazioni deliberatamente intimista. La poesia è dunque il più subdolo degli assassini della verità? Abbiamo da poco appreso che Audiobox e stato soppresso dai palinsesti RAI; questa rimozione avviene proprio in un momento nel quale le nubi che si addensavano sul suo futuro sembravano diradarsi. E' l'attacco definitivo nei confronti di un megafono libero ed imprevedibile, perciò "minaccioso" per l'intero sistema radiofonico (che pure non è segnato dall'agonia dello Spettacolo su cui si fonda l'idea di Televisione). 1. "Le immagini penetrano dentro di noi e vengono registrate nella memoria indipendentemente dal fatto che siano state pensateono Anche la "dreamachine" costruita da B.Gysin -che produceva pulsazioni luminose rittniche sulle palpebre chiuse- fanzionava in base ai medesimi principi, permettendo "sogni da svegli"... 2. Effetti sonori: troverete in commercio soltanto le vecchie e popolari registrazioni Vedette "Effetti Sonori - Sound Effects" rimasterizzate in Cd dalla Duck Records (12 volumi in tutto) e gli ottimi effetti, interamente digitali dell'americana Bainbridge Records (in 6 volumi). Per il resto cercate in Inghilterra quelli pubblicati dalla BBC, in Olanda, in Germania. Non è comunque semplice stabilire se risulti più evocativo un effetto sonoro di natura digitale oppure una registrazione analogica anni '70 dello stesso rumore... 3. Una simulazione di questi misteriosi eventi della percezione può essere prodotta se proviamo ad invertire le parti sonore di 2 film ed osserviamo il lavoro del "caso" (sara' Stato veramente casuale ?). Un ringraziamento a chi a collaborato con passione al lavoro di avvistamento: Silvia Fanti, Fabio Bruschi, Gabriele Frasca, Giorgia Brianzoli, Andrea Lissoni, Nicola Catalano, Maurizio Martusciello, Falirenheit 451 (Vi), UArsenale, City Liglits, Radio Onde Furlane, Roberto Paci Dalò, Roberta Andreucci, Novaradio, La Compagnia del Serraglio, Gabriele Zaverio. SULLA RADIO di Otello Urso Brindisi, il posto dove sono nato, si affaccia sui mare adriatico. Ha di fronte Durazzo e negli anni della mia infanzia era sul confine che come una cicatrice tagliava da nord a sud l'Europa. Dall'altra parte non c'era nulla. Lì finiva il mondo occidentale e di fronte a casa mia, oltre il mare, cominciava un mondo che nessuno aveva mai visitato dopo la guerra. Da casa mia cominciava il cammino verso un altrove fatto di un'oscurità totale rischiarata dal sol dell'awenire. Fin da molto piccolo mio padre mi raccontava, che in certe mattine particolarmente limpide, si può vedere l'Albania. Ma, per me bambino che vedeva solo il sole e poco più, quella visione non era che una nozione puramente teorica.. L'elemento, liquido quasi, che mi ha permesso di costruire una raffigurazione sonora del mondo, è stato il frusciare crepitante della vecchia radio a valvole che troneggiava in posizione di assoluta preminenza tra i mobili del soggiorno. Un magma sonoro, carico di brandelli di parole e musiche, dal quale nelle sere d'estate si staccava una voce sobria: "Parla Praga... Parla Praga". Voce, che come ho scoperto molti anni dopo, nel 1990 per l'esattezza, nel pieno di uno di quei vortici che rimescolano i destini individuali dopo gli scossoni della storia, apparteneva ad un ex partigiano comunista. Nel primo dopoguerra aveva sacrificato la fedina penale sull'altare del marxismo-leninismo emiliano-romagnolo. Fatto fuggire in Cecoslovacchia, tutte le sere, raccontava con parole altisonanti, ai suoi ex connazionali, il sogno del vivere in un paese socialista. Sogno che per lui, esule spiato e solo, si era trasformato ben presto in un incubo. La particolarità di molte emittenti dell'Europa orientale, era che il segnale si avvicinava, e poi spariva per ritornare ad intervalli regolari. "Come un faro." Dicevo allora. e solo ora mi rendo conto di quanto fosse calzante quest'immagine. . Proprio come un faro... Lo stesso andamento altalenante e disturbato, lo aveva Radio Sofia. Dopo le note dell'internazionale cominciava la lettura delle lettere che giungevano dall'italia. Era una donna dall'accento spiccatamente slavo questa volta, che mi cortocircuitava un'italia che non conoscevo, e che forse non è mai esistita. Radio Tirana invece la riconoscevo subito. E' stato uno dei rumori di fondo costanti per chiunque abbia ruotato una manopola di sintonia lungo la costa adriatica per tutti gli anni settanta. Trasmetteva spesso una musica di tre note che si ripeteva sempre uguale. La radio pretende pazienza; per godere a pieno del mezzo bisogna sviluppare la capacità di apprezzare delle mezz'ore di tre note che si ripetono sempre uguali col contrappunto delle scariche elettrostatiche. li premio alla fine era la voce della speaker. Per me si chiamava Julia. Con il suo italiano perfetto striato da una lieve sfumatura balcanica, raccontava i deliri del compagno Enver Oxa, ma anche scampoli di vita albanese che sfuggivano quasi involontariamente alla propaganda; permettendomi così, di lanciare uno sguardo indiscreto oltre quella cortina che passava davanti casa. Per me che avevo appena scoperto i piaceri di un uso nuovo del corpo, Julia, con quel distendere la voce sorridendo, sotto la monotona salmodia delle cifre trionfali dell'ultimo piano quinquennale, rappresentava l'erotismo più sensuale: quello che veniva fuori per un attimo, incontrollabile, con un impercettibile abbassarsi di tono ed una tensione tremolante della voce alla fine di certe frasi. Per me era ovvio che Julia fosse una donna che non resisteva alle sue stesse passioni1 e che le vivesse con tutta la gioia del caso. E' altrettanto ovvio che io abbia avuto per Lei una passione adolescenziale come quelle che provocava, ad esempio, in quegli anni, la protagonista del tempo delle mele. Le onde medie sono state per me quelle che hanno dato una forma al mondo. Sono state le onde medie che mi hanno permesso di cogliere il concetto di orizzonte e mi hanno regalato la scoperta di un'estetica extraoculare. Legittimando ai miei occhi il non vedere come vedere diverso, originale e interessante proprio perché diverso, quelle "radio emissioni" mi mostravano un pezzo di mondo. Linea, ora si tangibile, di un orizzonte che paradossalmente conteneva elementi dei luoghi che diceva mio padre essere solo una sfumatura più scura alla fine del mare, e quindi, per quanto mi riguardava, inesistenti. La radio è anche narrazione. Le storie scorrevano lente, in innumerevoli puntate di 15 minuti l'una, alle 9.30 del mattino. Tra i tanti ricordi uno: il salone della festa del Gattopardo. Quella festa è vivida nella mia testa come in un film? Mi accorgo che per narrare un'estetica non retinica mancano davvero le parole. Penso che sia un problema di egemonie (non solo culturali) ma questa è un'altra storia. Del Gattopardo, come di moltissimi altri sceneggiati radiofonici, non ho mai ascoltato l'ultima puntata. ma questo non era un problema. La scansione temporale era diversa. La trasmissione era strutturata in modo che ogni puntata fosse connessa il meno possibile con le altre, indirizzando cosi l'attenzione di chi ascoltava non tanto verso la trama, quanto al godimento della messa in scena; generando in questo modo un interesse che spingeva alla lettura del testo. Alla metà degli anni settanta ho avuto una nuova radio. La novità, era che si poteva ascoltare la modulazione di frequenza. Il fruscio era molto diverso da quello delle onde medie. Una distesa di suono piatta e uniforme che mi faceva pensare ad un lago ghiacciato, dal quale s'innalzavano altissime e lucide delle piramidi colorate. Erano le neonate radio libere. Colonna sonora e supporto ideologico di' un'italia che si stava preparando all'anestesia degli anni ottanta. Ma qualcosa si è distinto. In certe case sovraffollate delle città universitarie, gli irrequieti sperimentatori di rivolte che spesso le abitavano, dal 1976, ascoltavano radio diverse. Erano emittenti dai segnali deboli, dalle quali, speaker con nessuna cura per la dizione, trasmettevano la musica che nelle altre radio non passava mai. e sopratutto parlavano. Tentavano di raccontare il mondo con le voci degli ascoltatori. una canzone di Patty Smith, la telefonata di una ex partigiana, una donna che chiede agitata di Alberto, un pezzo dei Sex Pistols. E così un ricordo. In via Zamboni a Bologna una mattina di marzo. lì sole offuscato da un fumo acre, le detonazioni ritmiche dei candelotti alternate allo scoppio secco delle molotov, E su tutto una radio. La teneva in mano una ragazza bruna, fazzoletto sulla bocca ed occhi lucidi di lacrimogeni e di emozione. Trasmetteva il racconto che con voce concitata, di quella stessa scena, stava facendo un ragazzo che telefonava da una cabina trenta metri più in là. Il radiodramma più bello che ricordi risale proprio a quei giorni. E' stato trasmesso per la prima volta l'il e 12 marzo del 1977, è durato due giorni e lo ha mandato in onda una piccola emittente bolognese: radio Alice. lì più bel radiodramma che ho~visto è stata la lunga diretta che ha raccontato la nascita, l'epopea e la repressione della rivolta dell'università di Bologna, seguita all'assassinio di Francesco Lo Russo. La novità sta nel fatto che non era la cronaca, ma la rivolta, con tutti i dubbi, le paure, le questioni etiche e strategiche, che andava in onda. Le innumerevoli telefonate fatte in quei giorni in redazione, hanno creato un modo di usare il mezzo e di costruire una storia: LA STORIA, nel quale la realtà irrompeva nella radio, per essere modificata da ciò che dalla stessa radio veniva fuori. Dopo la Guerra dei Mondi di Orson Welles, "gli ultimi giorni di radio Alice", (la trasmissione si è conclusa solo quando la polizia, armi alla mano, ha occupato e spento l'emittente) è stata la cosa più innovativa che mi sia accaduto di sentire. Welles stava proponendo agli ascoltatori di credere alla radio fino all'impossibile. Radio Alice, invece stava inseguendo i suoi ascoltatori nella costruzione dell'impossibile. Welles raccontava il livello di accettazione acritica raggiunto dagli americani, Alice proponeva la critica, anche a se stessa, attraverso un numero impressionante di dirette telefoniche fatte con gli interlocutori più disparati, come base di partenza. E lo stare dentro alla rivolta come passo successivo. In questo contesto era richiesto a chi ascoltava di essere attivo sia nelle discussioni, sia nel cogliere i segnali che attraverso la radio passavano. Segnali che non erano solo tattico-strategici, ma anche politici, nell'accezione più vasta del termine. Nel materiale di quei giorni ci sono tutti gli elementi di un dibattito sui media, sulle trasformazioni strutturali, sul ruolo e il modo di fare opposizione e arte che ancora oggi è vivo più che mai. A vent'anni di distanza quella trasmissione ha una carica drammatica che impressiona. E' l'affresco di una gioventù in rivolta. Sono felici perchè hanno "liberato l'università", e la stanno difendendo dai carri armati di Cossiga. Ma stanno soffrendo per la morte di uno di loro. "Francesco anche per chi non lo conosce è uno del movimento e quindi uno per cui soffro come un cane.. Cazzo." Gli interventi sono uno spaccato ampissimo dei tentativi di mettere a punto un linguaggio nuovo per riempire e dare senso ad un mezzo del quale solo in quei giorni si stanno cogliendo le potenzialita. Si passa dalla dichiarazione di appartenenza commossa ed ingenua, alle riflessioni complesse e raffinate sul ruolo del movimento e sulla innovazione che I' accesso cosi diretto ai media comporta. E' importante non dimenticare come Internet per molti versi abbia amplificato e moltiplicato problematiche che intorno a quella esperienza avevano cominciato ad essere poste. Ma la vera forza drammatica, epica quasi, stava nella capacità di mettere in scena se stessi ed il movimento, senza alcuna mediazione o modello. I giovani di radio Alice, avevano una tale carica di bella arroganza rivoltosa, che gli permetteva di inventare una maniera di rappresentarsi totalmente nuova. Riascoltandoli, resta la sensazione che non si vergognassero dei loro pensieri. Resta l'idea, che anche con la polizia alla porta, "cagati addosso di paura", avrebbero continuato a raccontarsi nel microfono fino a che (come è realmente accaduto), non glielo avessero strappato di mano.